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Protesi anca

 In molte circostanze, nel caso di un’artrosi senile, di un artrosi post traumatica, di una compromissione vascolare legata ad una frattura, ad una necrosi idiopatica, ad un esito di displasia dell’anca, l’articolazione femoro-acetabolare, risulta così alterata che l’unica soluzione è una sostituzione protesica, della sola testa (endoprotesi) o della testa del femore e della sua componente acetabolare (artroprotesi).
 Tipicamente, l’utilizzo di una protesi, si rende necessaria quando il dolore localizzato all’anca o irradiato sull’inguine e sulla coscia, è tale da compromettere le attività quotidiane del paziente. Con il progredire dell’artrosi, o di un danno morfologico della testa, si riduce drasticamente la capacità deambulativa del soggetto. Al momento della visita, lo specialista chiedera’ al paziente dei dati anamnestici come la descrizione del dolore, se per esempio e’ continuo o saltuario, se e’ presente anche a riposo, se e quanto riesce a camminare senza dolore, se riesce a mettersi le calze senza problema. Successivamente si esamineranno i movimenti di rotazione, sia intra che in extrarotazione, di flessione, e se esistono regioni anatomiche dolorose.

L’esame strumentale più importante è senza dubbio quello radiografico, che viene eseguito nelle due proiezioni sotto carico; con tale esame, viene valutato il grado di compromissione artrosica . A volte si puo’ ricorrere ad un esame TAC in 3D.

Nel corso degli anni, si è osservata una costante evoluzione per quel che riguarda i materiali utilizzati per le varie componenti protesiche , e gli accoppiamenti tra i diversi metalli e leghe che le compongono. Fondamentalmente ci sono due sistemi di ancoraggio della protesi all’osso; uno BIOLOGICO e uno CEMENTATO.
 In quello biologico, la protesi si fissa all’osso ospite, attraverso una osteointegrazione, ossia, un ancoraggio naturale con formazione di osso intorno e all’interno delle microporosita’ del materiale protesico; A tal proposito negli ultimi anni talune protesi, hanno sulla loro superficie un rivestimento in idrossiapatite che e’ una componente naturale dell’osso il cui scopo e’ di indurre una ulteriore formazione di tessuto osseo. Nelle protesi cementate, le componenti protesiche, vengono ancorate all’osso ospitante attraverso una immissione nel canale femorale e intorno alla componente acetabolare, di uno speciale cemento.

 Generalmente l’impianto protesico è un intervento di routine, che comporta una settimana circa di ricovero, cui seguira’ un programma assiduo di riabilitazione , che può essere svolto presso centri specializzati, oppure a casa con l’aiuto del terapista. Ricordando che ogni femore e ogni acetabolo e’ diverso da un altro, prima di effettuare l’intervento di impianto protesico, il paziente viene sottoposto ad un accurato studio biomeccanico e anatomico in modo tale da applicare la protesi adatta; attraverso lo studio radiografico, alla scannarizzazione delle immagini, e ad un particolare softwere, siamo in grado di offrire al paziente la piu’ idonea soluzione protesica. Qualsiasi alterazione morfologica deve essere tenuta in considerazione. Molti pazienti presentano una diversa lunghezza degli arti inferiori, per accorciamento dell’arto leso; tale ipometria puo’ venire corretta eseguendo l’osteotomia femorale al livello appropriato e scegliendo una protesi con collo di lunghezza adatta.

La deambulazione assistita si effettua dopo circa 3 giorni. Seguiranno controlli periodici con radiografie di valutazione, a uno, tre , sei mesi e un anno dall’intervento.
Con l’evoluzione dei materiali, si è conseguentemente allungata la vita stessa delle protesi, si calcola in genere circa 15/20 anni, ma questo termine è ovviamente suscettibile a molte variabili, quali l’utilizzo che ne viene fatto dal paziente. Una protesi infatti, consente lo svolgimento di molte pratiche sportive, e la possibilità che eventi traumatici ne inficino la durata. Mi sento di consigliare: di non aumentare di peso, dopo l’intervento di effettuare una terapia per la trombosi venosa, di non dormire i primi giorni sul lato operato e di mettere un cuscino in mezzo alle gambe se si riposa sul fianco, di porre attenzione a sedersi su sedie troppo basse ( rialzo sul water ), attenzione nel chinarsi per raccogliere oggetti, di non accavallare le gambe, di effettuare controlli periodici dal proprio ortopedico.

Durata intervento: circa 1 ora

Ricovero: dai 5 ai 7 giorni

Riabilitazione: circa un mese, per poi continuare a domicilio con esercizi di rinforzo muscolare e recupero articolare