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Frattura della rotula

 Sono il piu’ delle volte determinate da traumi diretti come la caduta in terra o da un urto del ginocchio sul cruscotto. Le lesioni della rotula, rappresentano circa 1% delle fratture diagnosticate ogni anno. Esistono fattori predisponesti come l’osteoporosi, difficolta’ alla deambulazione con alterazioni dell’equilibrio, passeggiate su terreni accidentali e tortuosi. Le condizioni associate, sono rappresentate dalla rottura del tendine rotuleo, di quello quadricipitale, dalle lesioni legamentose del ginocchio e dei menischi. Immediatamente dopo la frattura se il quadricipite continua a contrarsi e il ginocchio a flettersi, si puo’ verificare la cosiddetta diastasi dei frammenti, ossia l’allontanamento delle due porzioni ossee fratturate.

Sintomi: dipende dall’entita’ del trauma e dal tipo di frattura. Nelle fratture composte, spesso il paziente e’ in grado di effettuare anche se con dolore dei movimenti articolari e a camminare, il ginocchio puo’ gonfiarsi e sviluppare una ecchimosi superficiale. Quando la frattura e’ completa e scomposta, vi e’ una tumefazione quasi immediata e una impotenza funzionale all’estensione; a volte e’ possibile apprezzare il difetto del meccanismo estensorio. Il paziente avverte vivo dolore ai minimi movimenti articolari in flesso estensione.

Diagnosi: fondamentale avendo il sospetto di frattura e’ uno studio radiografico nelle proiezioni standard, anche la risonanza magnetica puo’ esere di valido ausilio per verificare eventuali lesioni associate.

Terapia: nelle fratture composte come detto, il paziente risulta in grado di estendere attivamente la gamba. In questi casi e’ consigliabile eseguire una contenzione in gesso o in tutore a ginocchio esteso per circa 30 giorni. E’ consentita la deambulazione a patto di non flettere i ginocchio, seguira’un periodo piu’ o meno lungo di recupero fisioterapico.

Nelle fratture scomposte e/o esposte, è d’obbligo il programma chirurgico che prevede la sintesi della frattura con utilizzo di mezzi metallici (cerchiagli, fili, viti). Eventuali complicazioni chirurgiche, sono rappresentate dalla mancata consolidazione della frattura, da un allineamento non corretto, da una limitazione articolare, dalla rottura intrarticolare dei mezzi di sintesi.
 Se la sintesi chirurgica viene eseguita nel migliore dei modi, il giorno successivo all’intervento, il paziente comincia una cauta mobilizzazione passiva utilizzando idonei sussidi fisioterapici (kinetec). Il carico e’ consentito dopo 3 giorni. Una volta rimossi i punti di sutura, il paziente viene inviato dal fisioterapista per il trattamento attivo e l’applicazione di macchinari biostimolanti. Utile la ginnastica in acqua. Essendo una frattura articolare, esiste il rischio futuro di dolore al ginocchio e di un’artrosi precoce. I mezzi di sintesi nella maggior parte dei casi vengono rimossi a circa un anno dall’intervento.